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Katharina Zenhäusern (1919-2014)

20. Novembre 2020/in Ritratto/da Eidgenössische Kommission für Frauenfragen

Nel 1957, la vallesana Katharina Zenhäusern e altre 32 donne si recano alle urne per votare sull’obbligo femminile di prestare servizio di protezione civile. Dato che le donne svizzere ancora non godono dei diritti politici, il loro è un atto di disobbedienza civile. L’azione di protesta si svolge nel Comune di Unterbäch e attira l’attenzione anche oltre i confini nazionali.

Crediti: la Commissione federale per le questioni femminili CFQF

Il 3 marzo 1957 è il giorno fissato per la votazione federale sull’introduzione del servizio di protezione civile femminile obbligatorio. Gli uomini svizzeri sono chiamati a esprimersi su un progetto che riguarda esclusivamente le donne. Indignate, le suffragette e le organizzazioni femminili protestano: «Nessun nuovo dovere senza diritti!»

La sera del 2 marzo 1957, a Unterbäch, Katharina Zenhäusern è la prima donna svizzera a deporre la propria scheda in un’urna di voto. In quel momento ha 37 anni, lavora nel settore agricolo ed è sposata con il sindaco Paul Zenhäusern. «Una qualsiasi doveva pur iniziare» ricorderà più tardi. La stessa sera vota anche la madre ottantenne di Katharina Zenhäusern. Complessivamente, 33 delle 106 donne residenti nel Comune partecipano alla votazione sotto una pioggia di fischi. In alcuni casi, gli insulti – da parte di uomini e donne – si protraggono per diversi giorni. Lo scrutinio di Unterbäch suscita anche l’attenzione dei media. Sul posto giungono giornalisti e fotografi dall’Asia e dagli USA, e la notizia finisce persino sulle pagine del New York Times.

Ma come mai proprio le donne del Comune altovallesano di Unterbäch sono assurte a pioniere dei diritti politici femminili? Uno dei motivi risiede sicuramente nella situazione economica di quella regione di montagna dove i posti di lavoro sono rari e molti uomini lasciano il proprio villaggio per essere assunti altrove come stagionali nei vigneti, nei frutteti o come costruttori di gallerie. In genere, rimangono lontani da casa per diversi mesi. Durante la loro assenza sono le donne a occuparsi della famiglia, dei campi, dei bambini e degli affari, e godono quindi di una grande libertà decisionale. Un secondo motivo è riconducibile alla collaborazione politica con Iris e Peter von Roten. Residenti nel vicino Comune di Raron, i due spesso e volentieri perorano pubblicamente la parità di diritti delle donne.

Di fatto, Peter von Roten si consulta sull’imminente votazione con il sindaco e granconsigliere Paul Zenhäusern. Entrambi hanno già sottoposto al Parlamento cantonale due mozioni per l’introduzione del diritto di voto e di eleggibilità delle donne, senza successo. Ora vogliono che le donne di Unterbäch possano prendere parte allo scrutinio federale. Si rivolgono quindi per un parere al giudice federale Werner Stocker. Secondo quest’ultimo la partecipazione delle donne a una votazione federale è compatibile con l’articolo costituzionale sui diritti politici purché le dirette interessate siano iscritte nel catalogo elettorale del Comune. Il 6 febbraio 1957, il Consiglio comunale di Unterbäch dà il via libera all’adempimento di tale condizione e decide di predisporre un’urna separata per le schede di voto delle donne. «La decenza e le buone maniere – si legge nel verbale della seduta – impongono che, soprattutto in questo caso, gli uomini non si comportino come tutori, ma si adoperino per conciliare i diritti e i doveri delle loro donne.»7 Dato che la tenuta del catalogo elettorale è di competenza dei Comuni, il Legislativo di Unterbäch invoca l’autonomia comunale. La legge elettorale vallesana esclude dall’esercizio dei diritti politici solo i detenuti e gli indigenti, ma non menziona le donne. Irritati, il Governo cantonale e il Consiglio federale ritengono che l’intento del Comune di Unterbäch sia incostituzionale, ma quest’ultimo non demorde. Anche altri Comuni (Siders, Martigny-Bourg, Lugano, La Tour-de-Peilz e Niederdorf BL) consentono alle donne di partecipare alla votazione a titolo consultivo, ma Unterbäch è l’unico che intende trattare alla pari le schede di voto di donne e uomini.

Per finire, le schede di voto delle donne di Unterbäch vengono dichiarate nulle, nondimeno l’azione di protesta segna un importante passo avanti nel cammino verso la parità politica. Contro la volontà del Governo vallesano, Unterbäch è il primo Comune svizzero a iscrivere le donne nel proprio catalogo elettorale. A livello cantonale bisognerà attendere 13 anni affinché il suffragio femminile diventi realtà. Finché vivrà, Katharina Zenhäusern non si perderà nemmeno una votazione.

Il villaggio di montagna dell’Alto Vallese diventa il simbolo della partecipazione politica femminile e acquisisce notorietà come il «Rütli delle donne svizzere». Quando nel 1984 Elisabeth Kopp viene eletta prima consigliera federale, le conferisce la cittadinanza onoraria e, dopo le sue dimissioni forzate nel 1988, nel febbraio del 1989 la invita a recarsi a Unterbäch. Elisabeth Kopp raccoglie l’invito e durante le sue visite fa la conoscenza di Iris von Roten e Katharina Zenhäusern, pioniere come lei della lotta per il suffragio femminile (Crediti: la Commissione federale per le questioni femminili CFQF)

“Una qualsiasi doveva pur iniziare.” Katharina Zenhäusern, 2007

 

 

 

 

https://ch2021.ch/wp-content/uploads/2020/11/Katharina-Zenhäusern.jpg 490 1160 Eidgenössische Kommission für Frauenfragen https://ch2021.ch/wp-content/uploads/2019/07/2021_Logo_Rand_oben_unten-300x229.png Eidgenössische Kommission für Frauenfragen2020-11-20 09:00:112020-11-20 09:32:54Katharina Zenhäusern (1919-2014)

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